Achille OCCHETTO. Si racconta, ci racconta il suo libro.

cover-lutopia-del-possibileAntonio Bassolino presenta Achille Occhetto

« Achille Occhetto inizialmente fu un gramsciano nella formazione e ricorda nel libro tra le tante cose un’annotazione di Antonio Gramsci, tipicamente sua, e che è impossibile ritrovare anche in molti altri dirigenti successivi: “Ogni maestro è anche uno scolaro e ogni scolare è anche sempre un maestro.” Occhetto si forma molto intorno a questo pensiero e poi torna a Togliatti. Quelli che come me, sono della mia generazione, hanno in mente il discorso che Achille fa ai funerali di Togliatti, in Piazza S. Giovanni a Roma. Quel discorso che gli darà, in quel momento, più popolarità e lo presenterà anche come uno dei grandi oratori del PCI e della sinistra italiana. Achille ricorda, anche, Enrico Berlinguer che è sempre stato in minoranza nella direzione del PCI. Sebbene non votassimo perché ad un certo punto Berlinguer si guardava attorno – interventi, già, fatti sapeva che stava in minoranza lo capiva dagli interventi di chi come me e Achille lo sostenevamo e di chi legittimamente gli era contro – domandava: “Qualcuno chiede che si voti?” Ma non si usava e non si chiedeva che si votasse, per cui in quei verbali lì, non c’è mai scritto che lui fosse in minoranza. Ma era in minoranza anche quando aveva ragione era in minoranza. Achille racconta anche i limiti di Berlinguer, sui quali sono d’accordo, come il limite nel ritardo della scelta dell’Alternativa. »

Antonio Bassolino. Castellammare di Stabia, 20 settembre 2016.

Achille OCCHETTO: « Aderivo alla sede clandestina della sinistra dove, inizialmente, venivano partigiani, comunisti, socialisti e cattolici e, lì, ho imparato un concetto che chi mi ha seguito dopo è stato persino annoiato, per quante volte l’ho ripetuto, e cioè che c’è stata una profonda contaminazione tra le diverse correnti: idealità di cui è ricca la sinistra italiana e il riformismo italiano laico e cattolico. E ricordo anche le prime diciamo ribellioni: due fondamentalmente. Ero ancora giovanissimo, una del ’56 quando scrissi il mio primo documento LA VITA di protesta che fu pubblicata in ʽNove generazioniʼ, allora diretta da Sandro Curzi. La svolta della Bolognina, fu una scelta per la quale fui abbandonato da intellettuali del calibro come Calvino, eppure quella scelta fu fatta. E fu fatta anche da quei riformisti come Napolitano che mi rimproverano di non aver fatto il partito socialista. Loro furono responsabili di rompere con il Partito Socialista di Neddi che rappresentava la sinistra nell’Internazionale Socialista, a differenza di B. Craxi siamo dopo che era ben altra cosa.

Allora come vedete cerco di essere buono, ma poi, mi viene la cattiveria.

Nel mio libro, parlo anche delle caratteristiche e delle differenze tra Gramsci e Togliatti. Metto in evidenza i grandi meriti della storia del Partito Comunista che li ha ricordati con grande efficacia persino pittorica Bassolino con esempi veramente importanti; ma anche gli elementi di degenerazione della storia successiva. Noi dobbiamo dividere tra il moderatismo che porta a forme di corruzione e l’estremismo impotente per creare una nuova sinistra efficiente. Non vedo sinceramente questa possibilità come scrivo nel libro, nella creazione tanti piccoli PD, a sinistra del PD, che poi è quello che un po’ sta avvenendo. Ed in questo non so dire come si fa perché sono uno molto convinto che non sia la politica che inventa i fatti storici ma i fatti storici che inventano la politica. Non c’è nessun dirigente politico che ha creato il ’68, nemmeno la rivoluzione d’ottobre è stata creata da Lenin. Lenin c’è saltato sopra, capì che c’era una situazione rivoluzionaria e le ha dato un certo indirizzo anziché un altro indirizzo. Ritengo, invece, che debba cambiare qualcosa di profondo nella coscienza collettiva del Paese. Non è stato battuto il berlusconismo cioè una certa concezione della politica del successo per il successo, del modo di concepire i partiti stessi, del liberismo. E poi bisogna dimenticare di considerare la politica come una sorta di disfida di Barletta.

Nella disfida di Barletta i campioni s’incontravano; i due partiti si sfidavano, s’incontravano per lanciare la sfida, il popolo sta attorno e chi vince si prende anche quella parte di gente che non lo sosteneva. E a proposito della disfida di Barletta, questo esempio, vale nelle ‘elezioni amministrative, nelle europee – un po’ meno – ma il guaio è che si sta allargando anche ai referendum. Ultimamente sto vivendo un malessere personale per questo referendum costituzionale: ʽnon per il Siʼ o ʽperché non per il Noʼ, ma per tutti e due messi insieme. È diventata una sfida di personalismi ma anche da parte di quella parte della sinistra intellettuale, intelligente che balbetta perché non sa cosa vuole consigliando di votare ʽNoʼ per costruire un nuovo partito di sinistra.

Pensate se Togliatti avesse detto il ‘SI’ alla Costituzione perché: “FACCIO UN PARTITO COMUNISTA O UNA SINISTRA PIÚ FORTE”, o De Gasperi avesse detto ‘SI’ per fare una Democrazia Cristiana più forte. VERGOGNATEVI! È COSÍ CHE VOI OFFENDETE IL PROCESSO IMPORTANTE DELLA COSTITUZIONE ITALIANA.»

Hanno partecipato: Antonio Pannullo (Sindaco di Castellammare di Stabia). Michele Grimaldi. Moderatore: Gennaro Carotenuto. Iniziativa a cura di Francesco Russo.

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