Il caso “Mein Kampf”

foto personale F Boschi
Fabrizio Boschi

R.Di Girolamo: Secondo lei come mai il termine ʽNegazionismoʼ è tornato ad essere utilizzato dalla politica contro la stampa anche senza alcun riferimento ai contenuti della legge che è stata varata alla camera nel mese di giugno: ʽNegazionismo della mafiaʼ; ʽNegazionismo della Merkelʼ per l’immigrazione; in geopolitica con il definitivo riconoscimento da parte dell’UE che quello armeno operato dal fronte di liberazione turca fosse ʽgenocidioʼ. Pare che l’unica libertà di parola e di stampa che sia rimasta sta nell’utilizzo di questo termine.

Fabrizio Boschi: Ho come l’impressione, invece, che sia tornata di moda una sorta di negazionismo all’inverso, come se qualcuno volesse negare parti della nostra storia. Il negazionismo (di un evento storico come un genocidio o una pulizia etnica o un crimine contro l’umanità) è sempre esistito e tende al revisionismo dell’ovvio che ha sempre fini ideologici-politici. Onestamente non ho mai capito come si possano negare fenomeni storici accertati, andando contro ogni evidenza.Da veri ipocriti però, spesso i negazionisti non accettano nemmeno tale etichetta e in certi casi accusano la storiografia che essi stessi negano: così ad esempio chi nega l’olocausto cerca di essere accreditato come revisionista. Insomma, fanno un po’ pena. In Italia, giustamente, non esiste una legge contro il negazionismo. Il negazionismo è uno dei pensieri più abietti che circolano, ma finché resta un pensiero e non si traduce in atti non può essere punito. Sanzionare un pensiero è peggio che pensare qualcosa di orribile. Non può esserci una legge che punisce un pensiero, anche il più aberrante, questo avviene solo nelle peggiori dittature. Per quanto riguarda i giornalisti o i giornali che usano troppo spesso questo termine, facendosene anche scudo per le loro castronerie, direi che l’unica cosa che dovrebbero negare è di fare informazione.

Siamo sinceri: il lettore, il pubblico e i cittadini italiani si distraggono con altro vivendo altri generi di tensioni nel quotidiano. Non tutti sanno cosa sia il ʽNegazionismoʼ; cosa significhi e cosa comporti l’utilizzo del termine come accusatorio. Perché la ristampa del volume ʽMein Kampfʼ di A. Hitler, regalata da ʽIl Giornaleʼ, non è vista in linea con quanto proposto dagli stessi media e fonti d’informazione.

Fabrizio Boschi: Non so se sia peggio la stupidità o la faziosità. Certo il mix è devastante. L’idea di pubblicare il Mein Kampf è nata quando abbiamo pubblicato la notizia che, essendone scaduti i diritti, detenuti dal governatorato della Baviera, l’Istituto di Storia Moderna della stessa Baviera, in accordo con la Comunità Ebraica, decise di pubblicare un’edizione commentata di questo libro a scopo storico e didattico.Secondo me è un’operazione storica e di verità, perché solo leggendo la follia del Mein Kampf, che oltre tutto è scritto da cani, si può capire dove è nata la tragedia del nazismo. Solo uno stupido, a parte Renzi che invece è solo fazioso e furbo, possa anche sospettare che si tratti di un’operazione apologetica. Non si gioca su una simile tragedia. Semmai il contrario. Renzi oltre che furbo è anche ignorante, non sa che Mein Kampf è disponibile in qualunque libreria e che la nostra è un’edizione commentata con una guida alla lettura fatta da un grande storico come il professor Francesco Perfetti, il quale spiega che se i Renzi dell’epoca avessero letto il Mein Kampf, probabilmente si sarebbero potute prendere delle contromisure per impedire che il nazismo attecchisse. Lezioni di morale da chi la morale non la conosce non ne prendiamo. Parla proprio lui che approfitta anche di una finale di tennis o del premio a uno chef per incensarsi. Visto che l’ha definita un’operazione squallida, dico che qui l’unica cosa squallida qui è lui e il suo ridicolo governo.

Quanto è difficile per chi fa il suo mestiere educare alla cultura il lettore?

Fabrizio Boschi: Il lettore non va educato a niente. Il lettore va semmai ascoltato e seguito. È lui che ha il compito di educare il giornalista, non il contrario. Perché come diceva Montanelli, è l’unico padrone che un giornalista dovrebbe ascoltare. Montesquieu diceva che le leggi, per godere il rispetto del cittadino, devono essere “poche e chiare”. È l’unica regola che mi sento di seguire: più si scrive in maniera semplice e si è onesti nella propria prosa, più il lettore riconoscerà il valore della propria cultura. Per tutto il resto, la maggior parte dei giornalisti è così ignorante, arrogante e sgrammaticata che forse avrebbe solo da imparare dal lettore. Un bagno di umiltà farebbe bene a molti.

BIO Fabrizio Boschi, Classe 1974, originario di Fucecchio (Firenze), si laurea in Scienze Politiche, con indirizzo politico-internazionale, alla facoltà “Cesare Alfieri” di Firenze. Dopo qualche esperienza nelle organizzazioni internazionali, decide di intraprendere la carriera giornalistica. Dal 2002 al 2006 si trasferisce a Siena dove scrive per il Cittadino Oggi, sulle pagine di cultura e spettacoli. Dal 2006 al 2010 viene assunto al Giornale della Toscana, come cronista di nera e sanità, seguendo, tra le altre cose, la strage di Viareggio e il terremoto all’Aquila. Nel 2010 prende un aspettativa dal quotidiano fiorentino e si trasferisce a Castiglione della Pescaia (Grosseto), con l’incarico di capo ufficio stampa del Comune. Nel 2011 va a Roma per seguire, come assistente parlamentare, l’onorevole di Forza Italia Monica Faenzi. In quel periodo collabora anche con la tv locale Italia 7. Dal 2012 si trasferisce a Milano assunto dal Giornale, dove attualmente lavora alla redazione politica seguendo, tra le altre cose, le vicende del premier Matteo Renzi. Ha scritto tre libri. L’ultimo proprio su Renzi: “La grande illusione” (Amon edizioni).

 

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