CAMPAGNA DI REVOCA DI ACCORDI CON L’ACCADEMIA ISRAELIANA TECHNION

Inserito nella campagna di revoca per gli accordi con l’Accademia israeliana Technion l’appello firmato da un cospicuo numero di accademici italiani di cui si è fatto, lodevolmente, carico Il Fatto Quotidiano pubblicando l’articolo[1] : “Israele, 168 accademici italiani boicottano istituto tecnologico Technion di Haifa: “Contribuisce a colonizzare la Palestina” e l’appello il 29 gennaio 2016.[2] Il numero di firmatari è ad oggi di 312 e a dimostrazione che non sia un gioco  l’esclusione implicita – forse dovuto a malfunzionamento di internet – di qualche firmatario che anche se accademico non noto agli altri o di chi non appartenente al mondo accademico in maniera ufficiale.La storia di questa campagna di accordi ha inizio, nel 2003, su iniziativa di Docenti universitari della Ca’ Foscari di Venezia che per primi invitarono a firmare per quello che la stampa nel corso degli anni ha chiamato Boicotaggio verso la nota e prestigiosa Accademia che ha sede in Israele Haifa ma ha acquisito fama mondiale. Pertanto non dovrebbe già da qui essere definita israeliana. A ciò si aggiunge la presenza degli abitanti d’Israele, docenti e studenti israeliti che rappresenta il quid della questione in quanto i fondi acquisti dall’Accademia in ambito scientifico vengono investiti per migliorare e sperimentare nuove forme di armi che saranno utilizzate per il deprezzamento l’impoverimento e l’uccisione del popolo palestinese (gli autoctoni della regione). La stessa stampa sull’argomento nel corso degli anni come oggi si è divisa pro e contro Israele.

   Tuttavia volendo ricordare il rispetto  per le Norme sui diritti umani, le singole indiscusse volontà, le legittime posizioni e giustificate di chi ne ha facoltà ed ha espresso le sue posizioni siamo certi che il tutto non vada al momento a vantaggio di  Società Italiana di Studi sul Medio Oriente (SeSaMO).[3]

Siamo sempre certi che gli stessi appelli e le raccolte di firme possano bastare per una situazione così devastante … o forse va mutato qualcosa nel modo di agire dei proponenti!

Comunque BUON LAVORO A TUTTI

Rosaria Di Girolamo

Strateghia: «Cosa lo ha spinto in qualità di firmatario dell’appello pubblicato da‘ Il Fatto Quotidiano il 29 gennaio scorso?»

Prof. Ian Chambers[4] : « C’è una storia alle spalle molto lunga che non coinvolge solo quest’istituzione citata nell’appello ma anche altre università e istituzioni israeliane. I palestinesi non hanno uno Stato e pare che non avranno mai uno Stato secondo la logica coloniale che esiste in Israele da sessant’anni. Quindi, Enti di ricerca come questo qui partecipano in prima linea facendo ricerche attraverso applicazioni tecnologiche utilizzate dalle forze armate israeliane. Si ripete un po’ la stessa situazione che risale agli anni ’60 per gli apartheid in sud Africa col risultato di fare pressione sulla politica locale. Bisognerebbe pensare a come fare venir fuori uno stato politico israeliano diverso da quello attuale che possa essere in grado di saper dialogare con la complessità della sua formazione.Che sappia convivere con le comunità e la gente che vive o che è stata relegata in territori occupati dallo stesso Stato israeliano.»

«Troverebbe idoneo dunque proporre un appello anche contro le banche dati straniere SCOPUS e ISI Wos[5]

Prof. I.C.: «La domanda secondo me è giusta. Perché no! Personalmente sto partecipando ad uno sciopero per come sono trattati qui in Italia i dati della Ricerca Accademica.»

«Lei, dunque, come pensa sia applicata dalle commissioni esaminatrici l’attuale valutazione in ambito accademico sui ricercatori e docenti universitari. Il fatto stesso che i nomi dei valutatori appartenenti alle commissioni non resi pubblici è indice di trasparenza?»

Prof. I.C.: «Fare ricerca in Italia è molto problematica da una parte si tenta di rendere trasparenti i risultati della ricerca ma dall’altra poi sono tagliati tutti i finanziamenti statali dei fondi di ricerca. Per cui alcuni accademici ad esempio hanno pensato di non partecipare a queste ultime valutazione per i criteri adottati non tanto perché abbiamo anche stipendi bloccati da cinque-sei anni senza percepirne scatti professionali ma come processo contro il sistema dell’Università italiana. Sistema gestito secondo una logica neo-liberale che pretende di rendere trasparente il risultato di una cattedra che risulta quasi impossibile di fatto. Perché il problema sta nel fatto – come diceva lei – nel modo in cui va valutato il soggetto. All’estero molti di questi criteri sono stati abbandonati soprattutto perché risulta molto difficile poter esprimere una valutazione rispetto a materie che riguardano le scienze umane e sociali e ai loro risultati di ricerche. Tutto ciò fa parte di un quadro molto più ampio: del degrado delle ricerche delle Università italiane che dura da dieci-quindici vent’anni. C’è un rifiuto a partecipare contribuendo alle ricerche e questo rifiuto ha un amatrice molto più profonda.»

[1].Israele, 168 accademici italiani boicottano istituto tecnologico Technion di Haifa: “Contribuisce a colonizzare la Palestina” di Ranieri  Salvadorini [http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/29/israele-168-accademici-italiani-boicottano-istituto-tecnologico-technion-di-haifa-contribuisce-a-colonizzare-la-palestina/2418097/]
[2].L’Appello [https://stoptechnionitalia.wordpress.com/][https://stoptechnionitalia.wordpress.com/firmatari/]
[3].op.cit. “Israele, 168 accademici italiani boicottano…”
[4].Prof. Ian Chambers. Studi culturali e postcoloniali. Sociologia dei processi culturali. Dipartimento di Scienze Umane e Sociali. Università degli Studi L’Orientale di Napoli.
[5]. Claudio Moffa. Obiezione di coscienza contro ANVUR. Valutazione dei docenti: docenti universitari, media, politica, tutti silenziosi su Isi Wos e Scopus in LINDRO [5 GIUGNO 2015 http://www.lindro.it/obiezione-di-coscienza-contro-anvur/%5D

 

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