LA SITUAZIONE ATTUALE DELL’UNIVERSITÁ SPIEGATA DA CLAUDIO MOFFA*

Strateghia2 : Professore, lei più volte si è pronunciato contro la riforma universitaria. Qual è la situazione attuale?

Claudio Moffa : I problemi ormai ‘storici’ dell’Università italiana sono due: il primo riguarda la cosiddetta “autonomia” universitaria che risale alla riforma Berlinguer degli anni Novanta. Il secondo, l’ANVUR e i suoi astrusi criteri di valutazione tra l’assurdo umano e la ferrea logica di mercato

Perché l’autonomia universitaria sarebbe un male?
C. M. : Perché è la classica parola magica che nasconde la fine della vera autonomia e una mala gestione. E’ come l’ “autonomia” di Bassanini per la pubblica amministrazione, o l’ “autonomia” della Banca d’Italia perorata da Carli, già, negli anni Settanta e che prima rese “lecita” la lettera del Ministro Andreatta a Ciampi, quel pezzo di carta che permise alla Banca Centrale di non acquistare più le obbligazioni e titoli di stato, da cui il vero avvio del Debito pubblico. E poi, sull’onda di Tangentopoli, produsse il disastro della privatizzazione della Banca d’Italia, che a sua volta fu l’anticamera ‘psicologica’ dell’accettazione supina e senza reazioni da parte della maggioranza del parlamento, della BCE, banca non solo privata ma, in quanto incontrollabile dagli Stati dell’eurozona, anche “straniera”, come la moneta che emette, l’euro.

E nel caso dell’Università?
C. M. : La cosiddetta autonomia universitaria inventata da Luigi Berlinguer ha prodotto due derive pericolose: da una parte lo sganciamento dallo Stato centrale ha privato gli Atenei – anche prima dell’attuale crisi – dei tradizionali fondi pubblici, la cui distribuzione a pioggia e senza controlli era certo sbagliata, ma per questo e non in linea di principio. In tal modo la cosiddetta autonomia ha favorito processi di privatizzazione della didattica e della ricerca anche nelle università pubbliche, a danno ovviamente delle discipline e delle facoltà umanistiche, e a vantaggio quasi esclusivo di quelle scientifiche, favorendo in generale una subalternità e dipendenza di entrambe da fondi privati. O magari dai fondi europei, tutti segnati nel senso di certi dogmi penalizzanti che impediscono ricerche controcorrente. Vedi l’immigrazione senza regole.

E il secondo problema, o deriva come lei la chiama, qual è?
C. M. : La diffusione di ogni tipo di abuso nelle Università, resa possibile appunto da una concezione così larga della cosiddetta autonomia, che al suo interno, certi disinvolti signori alla guida della macchina universitaria, estendono fino a violare norme certe ed acclarate. Faccio due esempi: a La Sapienza di Roma Augusto Sinagra, ordinario di Scienze Politiche, stimato da qualunque persona entri in contatto professionale con lui, ma col pregio di dire chiaro e tondo quali siano le sue idee politiche – valuta positivamente, con eccezioni come ovviamente le leggi razziali, il Ventennio – ottiene dalla Facoltà, su proposta di tutti i professori di prima fascia, il titolo di emerito. La Facoltà ha fatto la sua scelta, ma ecco che il Senato accademico pretende di metter bocca nella concessione del titolo, e ne blocca il conferimento per ragioni politiche: Sinagra è un fascista! E’ una prassi illegittima, il Senato non ha alcun diritto sulla vicenda, la norma non lo prevede: il collega dunque si rivolge al TAR, e vince la causa. Certo Sinagra ha vinto, ma perché ha dovuto perder tempo e soldi per un atto, ripeto, dovuto in base alla normativa di Stato?
Il secondo esempio mi riguarda: si tratta di due delibere in successione del Senato accademico, a distanza di un paio di giorni l’una dall’altra. Della prima vengo a conoscenza un giorno prima del Consiglio di Facoltà che l’avrebbe dovuta trattare, e solo per la usuale correttezza di un funzionario. La delibera avrebbe leso la mia attività didattica e si basava su una maligna interpretazione di una mia mail, che traduceva in “proposta” quella che era una semplice comunicazione, senza richiesta di approvazione. Replico alla delibera via mail e con telefonate, ed ecco che esce fuori una nuova delibera, che mi da sostanzialmente ragione, ma il tutto grazie appunto non a una rigorosa trasparenza – avrei dovuto essere informato di un documento che mi riguardava da chi lo aveva firmato e approvato – ma a una eliminazione di un documento evidentemente abusivo e falso, sostituito con un altro. Ho vinto, ma perché ho dovuto perder tempo per ottenere il dovuto, in un Ateneo che sbandiera la trasparenza come suo principio cardine?
In questi ultimi mesi si è sviluppata una lotta tra dei docenti universitari contro la Valutazione delle pubblicazioni dei ricercatori e docenti universitari gestita dall’ANVUR. Può spiegare perché, e in che consiste la protesta?
C. M. : L’ANVUR è un organismo diabolico non elettivo, ma di nomina ministeriale, che accettando supinamente parametri di valutazione del piffero, si è fatto portatore e strumento di un disegno totalitario che tende a omologare didattica e ricerca lungo binari prefissati, da loro e da chi li nomina o li fa nominare. Faccio l’esempio più evidente, le riviste accademiche di classe A e classe B. Pazzesco, non si ragiona più per contenuti, ma per regolette prefissate da personaggi che non sono colleghi, ma burocrati della peggior specie. Come l’ex ANVUR Andrea Graziosi, un estimatore di Riccardo Pacifici, grande nemico del ‘negazionismo’. Uno può scrivere un saggetto inconsistente e da incapace, ma lo piazza – magari pagando – sulla rivista di classe A, ed è ‘vincente’ anche se è una capra. Un altro ricercatore fa un saggio bellissimo, ma – magari perché gli rode al direttore di classe A, i giovani si sa possono far paura agli anziani – è costretto a pubblicarlo su una rivista di classe B secondo l’ANVUR. E rischia di perdere: infatti oggi i commissari di concorso non godono più della vera autonomia del passato – certo talvolta inquinata da brogli, pressioni, ricatti ma questo esattamente come la corruzione dei politici, non può essere l’alibi per renderli succubi di poteri forti extra accademici – ma sono per una quota rilevante di ogni nuovo concorso, degli esecutori passivi di regole prefissate in modo presuntamente ‘neutrale’ e oggettivo. E’ Orwell nel mondo accademico, meccanismi diabolici introdotti dalla Gelmini a passati attraverso Monti e Enrico Letta a Renzi.

Ma la protesta contro l’ANVUR non cambierà questa situazione?
C. M. : Non credo. La protesta infatti sta boicottando l’ANVUR e la sua valutazione periodica – la VQR – ma solo in funzione di un altro atto dovuto da parte del governo, cioè la fine del blocco degli scatti stipendiali. Obbiettivo che condivido pienamente, anche se probabilmente già fallito, se la legge di stabilità passerà cosi come m’è anche al Senato.
Il fatto è che il problema ANVUR e VQR non è, o non dovrebbe essere, dipendente solo da pur sacrosante aspettative stipendiali. È anche e soprattutto un problema politico, come ho cercato di spiegare, che investe i principi costituzionali della libertà di insegnamento, di opinione e della ricerca. La discriminazione tra riviste è stata ed è assolutamente politica. Ho ancora la lista delle riviste di classe A distribuita in una assemblea del settore disciplinare di Storia delle relazioni internazionali, nella A c’era Eurasia. Di passaggio in passaggio è scomparsa. Eppure il Consiglio scientifico ha nomi anche prestigiosi (non parlo del mio, ovviamente). La discriminazione è stata politica, dall’oggi al domani. Ma su questo tasto, della natura politica della questione ANVUR, la battaglia è ancora più difficile, di quella sanamente ‘corporativa’ della categoria. Sono i problemi posti ad esempio dai colleghi di Roars.it, che denunciano da anni le assurdità della riforma, e della prassi ANVUR e VQR. Ma non si vede in prospettiva alcuna inversione di tendenza.

E la protesta individuale, a cui lei accennava in interviste del passato?
C. M. : Ne parliamo un’altra volta. Non mi va adesso. Certo sto meditando sui togati in generale, colleghi e non colleghi, alcuni sono per me insopportabili. Certa Italia non mi piace, ma è il mio paese e senza retorica ci tengo. Al momento non so dire nulla di più.

 

Intervento rilasciato da Claudio Moffa  per Strateghia2.wordpress.com  il 21/12/2005

Claudio Moffa Professore ordinario. Facoltà di Scienze Politiche. Università degli Studi di Teramo.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. STRATEGHIA [2] ha detto:

    L’ANVUR (Agenzia Nazionale di valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) presenta i risultati della Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2011-2014 DIBATTITO.Roma – 10:51 Durata: 2 ore 9 min 21 FEB 2017 Organizzatori: Agenzia Nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca

    http://www.radioradicale.it/scheda/500717/lanvur-agenzia-nazionale-di-valutazione-del-sistema-universitario-e-della-ricerca

    Mi piace

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