LE ETICHETTE.

In America, da tempo, nuovi documenti sono stati descretati studiosi dalla diversa preparazione – e lì residenti – si sono posti il problema di pubblicare dopo un studio documentato nuove interpretazioni della storia contemporanea. Ci si pone allora il problema di ridefinire l’azione compiuta da questi studiosi? Qual è la linea di demarcazione tra ̔revisionismo ̓ e ̓negazionismo ̔? Esiste realmente la libertà di approfondire e diffondere notizie e i dee fuori dal comune anche attraverso?

Ne abbiamo discusso attraverso due intervista la prima rivolta ad un autore, anche sociologo, Franco Soldani* e la seconda che vede protagonista, un blogger freelance, Luciano Lago*Soldani si è interessato al concetto di mega-media americano. Concetto che si è trasformato in un vero proprio sistema di potere anche per l’istruzione. Applicato nelle Università che sono fortificate economicamente da Fondazioni ; sono queste che agiscono da cabine di regia decisionali per veicolare al di fuori attraverso i mass media ciò che ritengono adatto alle comunità.

   Le ricerche di M.Chossudovschi, un economista di origine russe, gli studi di T. Wilson che ha rivisitato il caso di J.F.Kennedy, nel 1990, ed infine i risultati delle tesi di J. Pauwels – che lui stesso si definisce revisionista presentandosi in tali vesti agli accademici statunitensi – sono esempi di una letteratura che ancora non arriva in occidente perché non tradotta.

L’accezione negativa data al termine ̔negazionismo ̓ è una suggestione psicologica che si crea al lettore o ai fruitori in genere, o demarca in maniera più forte l’azione di ̔revisionismo ̓, o è negativa perché radicata in una specifica linea politica?

Franco Soldani : Penso che sia quest’ultima proposta di definizione che lei afferma. Nel senso che viene dato un marchio a chi si occupa di certi argomenti per tentare di squalificare le tesi proposte. Il   ̔negazionismo ̓ è normalmente associato alla messa in discussione del tema dell’olocausto. Quindi, è come se si dicesse di questo non si deve parlare e quindi la figura del negazionista è subito additato alla pubblica opinione come una persona poco affidabile e dalle quali prendere le distanze. In un certo senso è un deterrente.

La ricerca fatta on line attraverso materiale trovato sul web assume un valore accademico in America ?

F. S. : Tutto è controllato da apparati che sorvegliano ciò che circola in rete. Quindi anche in quel mondo vengono creati dei circuiti in cui ci sono dei siti di disturbo nei confronti dei sistemi governativi; ma dietro c’è sempre la complicità di una parte degli apparati istituzionali. Se con ricerca on line s’intende lo studio dei fenomeni sociali e politici europei e mondiali, essa è accettabile ma bisogna avere dei filtri di lettura perché è facile incappare in siti che veicolano disinformazione scadente, in poche parole che depistano. Il loro obiettivo sta nel creare argomenti che suscitano nel lettore e nello scrivente confusione. Chossudovschi è un economista canadese ma di origine russa e questo spiega il suo cognome. I suoi libri non sono tradotti in italiano.Circolano in inglese sono nel mondo anglosassone. Ha scritto anche sulla funzione sociale dei mega-media.

Pensa che la geopolitica sia determinante nella lettura della storia contemporanea?

F. S. : Si. Genera informazione é mega-media. C’è un intreccio molto profondo tra mondo dell’informazione giornalistico e i servizi segreti. Sono sempre loro che ci informano e sono comunque gli Stati Uniti che ci informano. L’unione tra informazione e ̔ Arcana interni ̓ : i servizi segreti nasce ala fine dell’impero inglese. I servizi segreti inglesi sono due MI5 e MI6. MI5 era quello che si occupava del controspionaggio in tutto l’impero, quindi, a valenza internazionale. Questo studioso americano sostiene che durante la seconda guerra mondiale l’erede naturale di quest’organismo – in ambito europeo che spaziava verso le colonie e le ex colonie inglesi – fosse stato prima l’OSS  e successivamente la CIA. Di basi della CIA se ne contano sino a mille. Il rapporto media-servizio segreti risale al periodo che va tra la fine della prima guerra mondiale e l’inizio della seconda.

Questo tipo di pubblicazioni, come quelle di Wilson, possono rientrare nella letteratura storica revisionista?

F.S. : Revisionista nel senso positivo del termine, perché rivede passando a setaccio le informazioni e le fonti trasmesse dai media ufficiali. Sono volumi in cui gli autori sono estremamente critici rispetto ai luoghi comuni. I loro argomenti sono approfonditi attraverso le competenze intellettuali degli autori.Posseggono titoli di preparazione per parlare con cognizione di causa su tematiche che spaziano anche dall’economia alla fisica. Ma l’aspetto più importante della loro attività sta nella documentazione.

Cosa significa revisionismo in senso positivo quale sarebbe l’accezione negativa.

F.S. : Quando si parla di revisionismo s’intende di revisionismo storiografico ci sono esempi anche per la nostra storia. La storia della Resistenza letta dalla destra; la formazione della Repubblica italiana letta dalla destra. Il revisionismo di questo tipo mette in discussione fenomeni storiografici consolidati per i quali non sempre si può affermare che siano certi al 100%. Esiste un revisionismo positivo anche in Canada. C’è uno studioso uno storico che si chiama Jacques Pauwels che ha riletto tutta la seconda guerra mondiale, dandone un’interpretazione fuori dagli stereotipi. Cioè rivede quella visione diffusa per la quale è l’America che ha sconfitto il nazismo, portatrice della libertà sul vecchio continente e cha ha restituito il diritto di libertà ed espressione ai popoli. Pauwels, invece, di origine belga lavora in tandem con una studiosa francese Annie Lacroix-Riz. Anche lei potremmo definire una revisionista nel senso positivo del termine perché questa studiosa propone in maniera innovativa il nazional socialismo tedesco capovolgendo gli stereotipi classici. Una delle tesi sostenute da entrambi questi studiosi sta rispetto nel sostenere che il nazional socialismo tedesco e l’ascesa del potere di A. Hitler sia stato voluto e protetto economicamente dal sistema americano gestito, segretamente, dagli Stati Uniti attraverso i loro fiduciari europei.

Pertanto, secondo lei, quanto vale nel mestiere di ricercatore, giornalista, studioso l’impatto della parola che definisce un ruolo. Ovvero se dinanzi ad una platea (lettori on line, telespettatori, docenti, studiosi e studenti presenti ad un convegno) presentassi due interlocutori dei quali il primo definisco ̔revisionista ̓ e il secondo ̔ negazionista ̓, il pubblico come li valuterebbe?

F.S. : Lei ha fatto una distinzione. Il ̔negazionismo ̓ è abbondantemente connotato il   ̔revisionismo ̓ ha bisogno di alcune precisazioni che si possono trovare nel corso dell’argomentazione.

Quindi cosa fa dello studioso Powels un revisionista, perché viene definito revisionista.

F.S.: Lui mette in discussione alcune tesi, già, confermate; per questo si definisce un revisionista nel senso positivo del termine.

Ma se il succitato autore americano nel mettere in discussione attraverso la ricerca documentaria tesi, già, consolidate dagli storici tradizionali a livello mondiale e se inconsapevolmente il risultato raggiunto dalla sua ricerca lo affianca ad altri studiosi che hanno raggiunto lo stesso risultato. Quell’autore non sarebbe un  ̔revisionista ̓ ma un  ̔negazionista ̓. Allora a questo punto ci si dovrebbe chiedere se la differenza sta questi due termini consiste in una leggera sfumatura che si crea in ambito sociologico.

F.S.: No, lui si qualifica con questa etichetta revisionista in senso positivo dandone una spiegazione in un suo scritto. Lui mette in discussione le tesi precedenti ma non dice che non siano vere. Ma come pone,invece,lei la questione con la sua domanda lo studioso americano risulterebbe  un negazionista. Pertanto dinanzi ad una platea al di là del bagaglio culturale degli astanti è ovvio che la persona che coprirà il ruolo di ̔negazionista ̓ sarebbe presentato in maniera negativa.Sta alla pazienza del pubblico attendere e comprendere il significato di quanto la ricerca dello storico che si ritiene ̔negazionista ̓ abbia apportato.

 Luciano Lago per controinformazione.info.

R. Di Girolamo : Ritiene che la stampa on line e, quindi, le attività giornalistiche svolte on line da freelance e da blogger diano una maggiore libertà di espressione ad un giornalista?

Luciano Lago : Sicuramente si. L’avvio delle voci libere sul web a creato una miriadi di voci che hanno avuto che possono esprimersi senza condizionamenti anche se rimangono non influenti.

Spesso si assiste alla chiusura di alcuni spazi web che per i loro contenuti risultano poco attendibili alla realtà storica dei fatti come da loro argomentata. Esiste un controllo su quanto circola nello spazio virtuale. Pensa che una pubblicazione on line possa essere accreditata per la veridicità dei suoi contenuti? Può essere punita in questo caso la voce di chi fa quel tipo d’informazione alla stessa stregua del giornalista che opera per la carta stampata?

L. L. : Dunque, ci sono delle regole che valgono anche per chi scrive sul web. La diffamazione attraverso la diffusione di notizie false o che possono apportare turbative a livello sociale resta, comunque, considerato un reato. Bisogna sempre porre attenzione a ciò che si scrive per le conseguenze che il suo contenuto potrebbe apportare. Però voler introdurre una censura preventiva anche sul web come mi risulta stiano incominciando a fare in alcuni paesi – quale la Francia – è un atteggiamento che contribuirebbe ad essere lesivo per la libertà d’informazione. Ciò però accade perché la stessa possibilità che il web dà alla molteplicità di voci libere porta a dover scegliere tra chi parla con una certa autorevolezza e tra chi distribuisce notizie fondate e tra chi, invece, a volta svolge una voluta azione di disturbo nell’ambito di queste stesse voci.

Cos è controinformazione.info. È inserito in una particolare rete in web?

L. L. : Controinformazione.info è nato da un’idea sviluppata all’interno di un centro culturale attivo a Bologna, e che tutt’ora resiste : ̔Fare mondo ̓. All’interno del centro è nata controinformazione come piccolo organismo di fusione di idee non conformi; facendo leva su notizie e informazioni che non sono diffuse dalla stampa, dai media ufficiali e riportando, invece, opinioni di politologi e analisti stranieri alle quali aggiungo opinioni che firmo personalmente. È uno spazio, dunque, on line che sintetizza informazioni non conformi e opinioni libere.

Crede che questo tipo d’informazione offerta da controinformazione, ma anche da altri spazi e autori, essendo firmata da voci fuori dal coro, in futuro, potrebbe essere definita dagli esperti del mondo della comunicazione e dei media come “informazione revisionista”?

L. L. : Il mio come anche altri organismi di controinformazione con i quali in buona parte ci riconosciamo per delle linee simili – come : ̔Informare per resistere ̓, ̔L’anti-diplomatico ̓, ̔No censura ̓ e con i quali ̔controinformazione.info ̓ si confronta – sono indipendenti e autonomi rispetto al grande apparato dei media. Col tempo e con pazienza si è, spontaneamente, creato intorno a noi un piccolo pubblico di assidui lettori di nicchia. In futuro ci potrebbe essere riconosciuta una forma di attività revisionista? Anche se ci fosse in effetti a noi è negata la possibilità di influire direttamente sul panorama mediatico che è rigidamente impostato sulla base dei mega-media che spesso hanno una forza di manipolazione sull’opinione pubblica soprattutto attraverso la diffusione d’informazioni distorte conformi alle centrali di potere politico-economico dominanti. Pertanto la nostra attività è spesso di per sé vista come un elemento di disturbo.

Franco Soldani*. Autore. Sociologo. Ex docente universitario all’estero.Saggista.

Il porto delle nebbie.2008.

La logica versatile del capitale.2014

Luciano Lago*,freelance, Bologna. http://www.controinformazione.info

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