Un ulteriore Summit per discutere su ciò che ci resta …

R. Di Girolamo : « Paolo Cacciari* da anni impegnato per l’Ambiente e portavoce, in Italia, nonché all’estero del movimento della Decrescita che analizza il rapporto tra ambiente e economia trovando tra i primi iniziatori il Prof. Serge Latouche.
Quali sono le ultime riflessioni intraprese dal movimento riguardo alla Cop21 di Parigi e alle prospettive in ambito di risorse energetiche che ancora ci sono rimaste (senza incorrere in concetti di catastrofismo per i quali la Decrescita è accusata dagli scettici). »

P. Cacciari : « Facciamo pace con il clima. Smettiamola di fare la guerra alla Terra. Il 29 novembre in tutto il mondo si volgerà la Global Climate March in vista della Conferenza dell’Onu a Parigi. Uscire dall’era tossica dei combustibili fossili è possibile. Non sono le conoscenze scientifiche e nemmeno i ritrovati tecnologici quelli che mancano per riuscire ad approvvigionare l’umanità dell’energia e del cibo sufficienti al benessere di tutti. Costa di più riparare i danni provocati dai mutamenti climatici che non prevenirli. Un ex manager della Deutsche Bank, Pavan Sukhdev (Corporation 2020, Edizioni Ambiente), ha calcolato che le esternalizzazioni negative del sistema produttivo sono pari all’11% del Pil globale, mentre basterebbe impegnarne il 2% per stabilizzare il clima. Perché non lo si fa? La situazione è paradossale: in questo mondo alla rovescia le industrie guadagnano di più provocando disastri che non evitandoli. I governi concedono autorizzazioni a chi vuole trivellare i mari per spremere fino l’ultima goccia di petrolio dalle viscere della terra, incentivano l’uso del cherosene per arerei, navi e camion, favoriscono l’agricoltura industriale, ma fanno nulla per premiare le produzioni di merci meno impattanti, più durature, più sane. Siamo all’ultima chiamata utile, prima che i processi diventino irreversibili con conseguenze catastrofiche: eventi metereologici estremi, ondate di calore, alluvioni e mareggiate che aumentano i rischi idrogeologici, perdita di fertilità del suolo e della biodiversità, desertificazioni, salinizzazione delle falde acquifere, erosioni delle coste e innalzamento del livello medio dei mari. 136 grandi città costiere sono a rischio di sommersione (Venezia tra queste). Le previsioni dell’IPCC (il pannel di scienziati dell’Onu che monitora il surriscaldamento del pianeta) ha calcolato che il trend di aumento del livello medio dei mari a fine secolo senza mitigazioni nell’emissioni di gas climalteranti potrà variare da un minimo di 62 cm a un massimo di 98 centimetri (conseguenza di un aumento della temperatura di quattro gradi). Nessuno si può difendere da solo. Nessuna opera, per quanto grande e costosa (vedi il Mose a Venezia), basterà a proteggere una porzione di territorio del pianeta. Servono politiche globali. Serve una riconversione degli apparati energetici e produttivi, dei sistemi di distribuzione e di mobilità, dei comportamenti e degli stili di consumo di ciascuno di noi. Come ha scritto papa Bergoglio nella Laudato si’, serve una “profonda rivoluzione culturale” che ponga le ragioni dell’ecologia al centro delle relazioni umane.
A Parigi ci saranno Obama e Xi Jimping. Stati Uniti e Cina da soli fanno il grosso delle emissioni di gas climalteranti. Ambedue hanno fatto dichiarazioni promettenti. E’ già un passo avanti per chi fino a oggi si è rifiutato di firmare anche il modesto protocollo di Kioto del 1997. Ma non c’è ancora alcun impegno concreto, misurabile, vincolante. La pressione dell’opinione pubblica potrebbe fare la differenza. »

Paolo Cacciari, Articolo Verso la Cop21 di Parigi, 18 novembre 2015 concesso dall’utore per Strateghia2.wordpress.com

Paolo Cacciari, giornalista e politico è stato tra il 2001 -2005 fu assessore all’ambiente e alle politiche giovanili, Comune di Venezia. Onorevole alla Camera dei deputati per la XV Legislatura (2006-2008)

Per la COP21 : http://www.ambafrance-it.org/Parigi-2015-sul-Clima-COP21

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