L’ULTIMA INTERVISTA “CONVERSAZIONE CON PASOLINI” …I DUBBI IRRISOLTI.

La domanda che rimane è “ Perché Pasolini è stato ucciso ? ”

Tra alcune morti di importanti personaggi pubblici italiani per le quali si sono aperte della inchieste troviamo due imprenditori : l’industriale intellettuale Adriano Olivetti* (febbraio 1960†) e Enrico Mattei (27 ottobre 1962†) a queste si aggiunge quella di Pier Paolo Pasolini. Tra le diverse ipotesi ventilate sull’uccisione del poeta, regista e intellettuale potrebbero : l’interesse che Pasolini stava rivolgendo alla morte di Enrico Mattei*, l’intervento dello scrittore ad una manifestazione del PCI* alla quale aderirono anche altri scrittori per un voto solidale contro la campagna elettorale di A. Fanfani del 1975. La scomparsa dalla sua macchina, la sera del delitto, di un manoscritto in cui era stato abbozzato un capitolo da inserire nel non finito “Petrolio” * uno degli ultimi lavori di Pasolini, contemporaneo alla regia del film Salò le 120 giornate di Sodoma, film per il quale si racconta che fossero nati problemi con la produzione e la scomparsa di alcune pellicole dal set.

Pier Paolo Pasolini non pensava assolutamente di essere ammazzato e di poter essere soggetto di un agguato in quella notte tra il 1 e il 2 novembre del ’75.Lo dimostra anche il tono sereno,pacato e sicuro utilizzato in una delle sue ultime interviste. Questa presentata di seguito, è quella rilasciata per Filmcritica nell’agosto del 1975 al termine del suo ultimo ciak del set Salò:

In Filmcritica, agosto 1975. Anno XXVI, n. 258.

Conversazione con P.P. Pasolini (a cura di Gideon Bachmann e Donata Gallo)

Filmcritica  : < Ci parlavi di un’esigenza diversa in questo film Salò e le 120 giornate della città di Sodoma per quel che riguarda la recitazione di tutti gli attori puoi spiegarci in cosa consiste? >

Pier Paolo Pasolini : < Sì negli altri film gli attori professionistici richiedevano il non professionismo e agli attori non professionisti quelli presi dalla strada suggerivo al battuta che poi loro dicevano altro modo, anche nel loro dialetto se volevano, poi io avrei scelto in fase di montaggio i momenti più felici, ispirati, riusciti, lasciando magari anche degli ascolti che non c’entravano direttamente  ma che rappresentavano quel momento di verità che avevo colto. Qui, invece no. In questo film le battute devono essere dette in modo esatto dalla prima all’ultima. Io giro voglio perciò che sia perfetto, esatto come un cristallo. Per cui questa volta agli attori professionisti chiedo il massimo professionismo e pretendo il professionismo dagli attori non professionisti. >

Filmcritica : < Come giudichi la pagina di De Sade? >

P.P.P. : < De Sade non era uno scrittore di pagine, le sue pagine sono piuttosto brutte, eccettuate alcune frasi che si possono privilegiare e che sono bellissime : ̔ Tutto ciò è buono perché eccessivo ̓ . Lui era uno scrittore di struttura e questa struttura delle volte era abbastanza elegante ferma ben delineata, come per esempio nelle 120 giornate in cui c’era un disegno di struttura abbastanza preciso ; altre volte invece erano delle strutture aperte all’infinito a fisarmonica mai delineate, senza contorni. >

Filmcritica  : < Nel modo di girare questo film ripeti una certa ritualità comune ai film precedenti? >

P.P.P. : < Sì, più o meno è quello che faccio sempre in tutti i film, qui però è portato alle estreme conseguenze: mentre cioè l’uso ossessivo del campo e del contro campo, del Primo Piano opposto ad un altro Primo piano l’assenza di personaggi di quinta, l’assenza di personaggi che entrano in campo e escono di campo. L’assenza soprattutto dei piani sequenza sono cose tipiche di tutti i miei film, direi quasi che le mie abitudini quasi ossessive, sono portate a tal punto di ossessività, da cambiarne forse le qualità. >

Filmcritica  : < A chi vuoi rivolgere questo film ? >

P.P. P.: < Mi rivolgo in generale a tutti ad un altro me stesso a tutti quelli che come me detestano il Potere per quello che fa del corpo umano la riduzione di questo a cosa l’annullamento della personalità dell’uomo. E quindi anche contro l’anarchia del potere, perché nulla è più anarchico del potere, il potere fa ciò che vuole e in ciò è completamente arbitrario spinto da necessità economiche che sfuggono alla logica comune. Ognuno odia il potere ch subisce, quindi odio con particolare veemenza questo potere che subisco : questo del 1975.>

In Filmcritica, agosto 1975.cONVERSAZIONE CON PIER PAOLO PASOLINI.Anno XXVI, n. 258.Direttivo Edoardo Bruno.

l’Unità marzo 1964. Retroscena della crisi del complesso di Ivrea. Le mani della FIAT (tramite l’IRI) sull’Olivetti. Gianfranco Pintore. l’Unità novembre 1975. Sull’uccisione di Pasolini ancora molti punti oscuri Sergio Criscuoli.l’Unità novembre 1975. Ricomincia da capo l’inchiesta per la morte di Pasolini? Fulvio Uccella.l’Unità  giugno 1975.Pasolini: il mio voto al PCI.LASTAMPA marzo 2000.Dell’Utri: ho io il Pasolini scomparso.

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