LA BUONA SCUOLA O PESSIMA VOLONTÁ ?

E. Trevisan* (giornalista) : < Pubblicizzato attraverso anche scelte politiche editoriali diverse attraverso tagli diversi. Ma da quello che è emerso dal confronto con molti colleghi è che spesso hanno trovato difficoltà nel comprendere cosa realmente la riforma intendesse apportare nel senso pratico.>

Il problema della scuola italiana con la riforma La Buona scuola è decontestualizzato dalla sua reale natura andando ad intrecciarsi con il problema del deficit e della reale economia della nostra Nazione.

Il contesto in cui i professionisti della scuola dovrebbe essere impegnati ad operare andrebbe isolato da altri. Per quanto le funzioni di alcuni ministeri siano trasversali la questione scuola come quella della cultura in Italia resta ancora una problematica difficile da affrontare sul piano pratico.

Sull’argomento le dichiarazioni di alcuni rappresentanti della categoria scuola che hanno risposto in questo modo a quattro quesiti :

1.È favorevole al Decreto La Buona Scuola ?

Raffaele Megna* : <NO.>

Antonio Viscosi* : <NO. Col sindacato abbiamo dichiarato che il Decreto La Buona Scuola andasse separato nelle sue funzioni : per le assunzioni da fare in maniera separata e per le quali si sarebbe proceduto con i metodi già esistenti nel passato. Poi, con tutte le parti in causa insegnanti dirigenti genitori alunni bisognava trovare delle soluzioni per rendere la scuola migliore. Invece, questo decreto non fa altro che peggiorare la situazione degli insegnanti e degli stessi dirigenti che avranno difficoltà oggettive nel gestire la scuola e gli alunni. Quindi avremmo una pessima scuola.>

Pasquale Verrengia* : < NO.>

Margherita Lancia* : < NO.>

2. Lei ritiene che il Decreto La Buona Scuola arrechi vantaggi economici e di carriera per chi è impegnato nel MIUR?

R.Megna : <NO. Non arreca alcun vantaggio economico.>

A.Viscosi : <NO. Non arreca alcun vantaggio economico agli insegnanti. Il Decreto La Buona Scuola comporta vantaggi economici solo per i dirigenti quindi per quanto riguarda i dirigenti ci saranno degli ottimi vantaggi economici in quanto nello stesso decreto è previsto un aumento molto forte sia nel primo che nel secondo anno di dirigenza ed in più un bonus molto alto. Mentre per gli insegnanti non comporta alcun tipo di vantaggi se non l’aggravio di spese per quanto riguarda la formazione perché con la formazione obbligatoria ci saranno aumenti di carichi di lavoro del personale della scuola.>

P. Verrengia : < NO. >

M. Lancia : < NO. >

3.Il Decreto La Buona Scuola apporta vantaggi ai dirigenti degli Istituti scolastici Inferiori e Superiori , e delle Università?

R. Megna : <SI. È chiaro che per me si è voluto fare una riforma senza alcun dialogo nella società civile senza affrontare le problematiche le problematiche che sono state affrontate che sono state evidenziate. È stata solamente un’operazione salariale un’operazione economica per creare delle economie che va inquadrata nella situazione deficit dell’Italia in rapporto al deficit PIL che in cambio ha dato in Job Act e la riforma della scuola. Questa riforma sulla scuola ha ben poco a che vedere soprattutto con la scuola buona.>

R. Di Girolamo : Lei ha sostenuto che questa sia un’operazione economica ma a vantaggio di chi Cioè scuole private?

R. Megna : < Il problema secondo me rientra in quello fiscale. L’Italia ha aderito al Fiscal compact. Il nostro deficit – che è il disavanzo del debito che si accumula ogni anno – era del 3%, si vorrebbe spostare il debito – la massa complessiva – allo 0,5% annuo. Quindi l’Italia potrebbe vantare questa riduzione solo se avanza ed affronta seriamente le riforme strutturali. Questa riforma è stata inserita all’interno di questo processo. Ci si dovrebbe chiedere perché il ministro dell’economia Paduan non a caso è stato estensore del Decreto per la riforma ʻLa buona scuola.ʼ Non a caso affermò, già nell’ aprile scorso, che sarebbe stato inutile applicare sanzioni dello 0,1% del PIL perché il Governo stava lavorando alle riforme strutturali dichiarando tra i lavori allora work in progress, la definizione del Job Act e la riforma della scuola. Questa riforma è da interpretarsi come conseguenza di un ricatto operato dalla Comunità europea e dalle sue commissioni rispetto alla grave situazione economica italiana alla quale il nostro Governo si è sentito in obbligo di rispondere attraverso l’attuazione di riforme strutturali da attuare al di là della loro qualità e del riscontro positivo o negativo che avrebbero avuto sul piano pratico.>

3.Il Decreto La Buona Scuola apporta vantaggi ai dirigenti degli Istituti scolastici Inferiori e Superiori , e delle Università?

A.Viscosi : <SI. Quindi ci sono vantaggi per i dirigenti ma porta degli svantaggi per tutte le istituzioni. Apporta dei vantaggi ma anche delle responsabilità e dei danni.I Dirigenti si renderanno conto delle difficoltà verso le quali andranno incontro. Molti dirigenti sono contro il Decreto La Buona Scuola, e noi siamo contro questi vantaggi che vengono solo a danno del personale della scuola essendo vantaggi di gestione e di potere che, oggi, in un sistema democratico non sono accettabili. Ulteriori riflessioni che ci muovono questo decreto sono dettate dalle condizioni in cui verte la parte di risorse precarie. Noi col sindacato avevamo sollecitato a considerare soluzioni diverse; cosa che il Governo non ha voluto ascoltare. Quindi avremo insegnanti in età avanti, tipo 50-55 anni, costretti ad emigrare al nord e giovani del nord a migrare verso zone dello stesso nord e centro. La mobilità coinvolgerà una massa di 50-70 mila docenti, garantito da un piano di mobilità straordinario così come annunciato dal Governo. Problema che si sarebbe potuto risolvere in tal senso applicando una prima fase in ambito provinciale. Altra cosa molto grave di questo Decreto sta nel fatto che non viene applicata la sentenza della corte europea per quanto riguarda i precari.Difatti, i precari andavano assunti in tempo indeterminato secondo la sentenza della corte europea. Le assunzioni che vanno applicate attualmente negli ambiti provinciali tramite chiamata diretta dei dirigenti scolastici sono un ulteriore danno per loro perché nello stesso tempo avere un incarico triennale significa essere anche licenziabile dopo tale triennalità. Quindi, ciò significa sacrifici enormi e sottostare all’egida di un dirigente scolastico.>

Di Girolamo : < Una curiosità riguarda, infine, gli istituti paritari o parificati Queste stesse regole valgono anche per loro indipendentemente dal clientelismo noto ed espresso all’interno di queste istituzioni. Ovvero al di là del ruolo coperto – che sia quello del dirigente, che sia quello del docente, che sia di personale ATA, perché la scuola è fatta anche da altro personale e categorie dimenticate e che vi lavorano in maniera forse più semplice ma faticosa – il mobbing all’interno di queste istituzioni come potrebbe essere risolto, spesso potrebbe mascherare solo una forma di frustrazione personale. L’abuso di potere, in questo caso, farebbe solo ridere o creato dalla tensione che l’istituto paritario e parificato ha sempre vissuto verso la figura dell’istituto statale?

A. Viscosi : < Per gli istituti paritari valgono le stesse regole. Il potere è trasmesso ai dirigenti. La questione del mobbing in tal caso sarà ancora più difficile da dimostrare. Restando fermo che non subentra mobbing qualora ci sia licenziamento inteso come fine di un rapporto di lavoro triennale. Il contratto dopo la triennalità lecitamente potrebbe essere rinnovato oppure no, verso un docente.>

3.Il Decreto La Buona Scuola apporta vantaggi ai dirigenti degli Istituti scolastici Inferiori e Superiori , e delle Università?

P. Verrengia : <SI. Nel senso che Secondo me i dirigenti sono stati ricoperti di poteri assoluti. A questo punto anche la dirigenza dovrebbe essere ridotta ad un triennio di incarichi. I nostri dirigenti a mio avviso non sono bravi in quanto molto teorici ma poco pratici.>

M. Lancia : < NO. >

4.Pensa che il Decreto La Buona Scuola costituisca una minaccia per l’autonomia e la libertà d’insegnamento del docente rispetto alla posizione ricoperta dal Dirigente scolastico?

R. Megna : <SI. Pernicioso per la Democrazia. Il collegio dei docenti sarebbe totalmente svuotato. I docenti che dovrebbero essere i protagonisti principali vengono posti al margine ed entrano soggetti che con la scuola hanno poco a che spartire : associazioni locali imprenditoriali. Quindi, anche il finanziamento dato alle scuole da soggetti esterni è un totale stravolgimento del disegno della scuola statale che aveva invece attuato la nostra carta costituzionale. Pertanto è perniciosissimo per la Democrazia.>

A. Viscosi : < SI. L’autonomia viene meno laddove il dirigente impone un proprio modo organizzativo e didattico per far funzionare la scuola. Quindi viene meno anche l’insegnamento del docente che non è più libero di insegnare come ritiene la sua deontologia di conseguenza dovrà seguire le linee del dirigente minando la capacità professionale del docente. >

P. Verrengia : <SI. Decisamente si ha.>

M. Lancia : < SI >

INTERVISTE,TESTO E IDEAZIONE a cura di Rosaria Di Girolamo

Si ringraziano Ester Trevisan (Giornalista. Comunicazione e stampa ufficiale Associazione Professionale Gilda degli Insegnanti) Raffaele Megna (Portavoce Nazionale dell’ Associazione Professionale Gilda degli Insegnanti) Antonio Viscosi (Associazione Professionale Gilda degli Insegnanti, Isernia) Pasquale Verrengia(Dirigente CISL Provincia di Latina) Prof.ssa Margherita Lancia (Insegnante Lingue straniere, Pescara)  

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